I nostri Contatti

Rifugio Sapienza

Tel: +39 095 91 53 21
Email: info@rifugiosapienza.com

Dove siamo

Piazzale Rifugio Sapienza, Nicolosi CT 95030
Coordinate geografiche
Latitudine: 37.700537
Longitudine: 14.998385

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Come arrivare in Autobus

Autolinee: Ast (Azienda Siciliana Trasporti)
CATANIA - NICOLOSI – ETNA e ritorno

Tutti i giorni, compresa la domenica
Da Catania (Piazza Giovanni XXIII): ore 8.15 (arrivo 10.15)
Dall'Etna: ore 16.30 (arrivo 18.30)

Per info: +39 095.7230511 / +39 840 000 323

Come arrivare in Auto

Da Messina – Taormina:
autostrada ME-CT A18, uscita svincolo casello di Acireale, seguire la strada per Lavinaio, Monterosso, Trecastagni, Pedara fino a Nicolosi; da qui si prosegue per la Provinciale dell’Etna n. 92 fino a quota 1900 (km. 104 da ME e Km 59 da Taormina).

Da Catania:
Dalla tangenziale prendete l'uscita per Gravina, e continuate in direzione Mascalucia e poi Nicolosi; da qui si prosegue per la Provinciale dell’Etna n. 92 fino a quota 1900 (km.29).

Da tutte le altre direzioni: Raggiungere Catania e proseguire come sopra.

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Parco ciclistico Etna
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Parco ciclistico etna

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Il Rifugio Sapienza è situato in una posizione privilegiata in quanto a quota 1920 metri, sul il vulcano attivo più alto d'Europa, nel punto massimo di arrivo per le autovetture e limitrofo agli impianti della Funivia dell’Etna,

Meta ideale sia nella stagione invernale vista la vicinanza con gli impianti sciistici, che nella stagione estiva per tutti coloro che desiderano vivere l’incanto dell’escursione alle zone sommitali del vulcano.

Vi sono inoltre nelle vicinanze numerosi percorsi di trekking e di mountain bike per gli amanti dello sport e della natura.

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Etna in Sicurezza

Le escursioni in montagna ad alta quota sono una delle più belle attività da fare nel tempo libero. L’Etna e qualsiasi tipo di montagna offre l’opportunità di godere di paesaggi naturalistici bellissimi sia nel periodo invernale che in estate. Non bisogna mai sottovalutare però le insidie e le difficoltà che i sentieri di montagna possono presentare, soprattutto a chi si avventura senza esperienza.
Le escursioni in quota provocano troppo spesso incidenti evitabili, a volte per la scarsa conoscenza di alcune semplici regole.
Da qui un semplice manuale da seguire per non avere brutte soprese e partire con maggiore cosapevolezza.

Pianificare e scegliere bene il percorso

Pianificare l’escursione tenendo conto delle proprie capacità e condizioni fisiche, senza strafare.
Spesso percorsi che sembrano semplici possono risultare difficili se non si è allenati in maniera adeguata.
Valutate tipo di terreno, la lunghezza , la difficoltà del percorso e la percentuale di dislivello.
Studiate bene il percorso prima di partire e procuratevi una cartina con i sentieri della zona .
Non abbandonate mai il sentiero segnato.
Partire al mattino presto per avere a disposizione più ore di luce (tempo di
riserva).

Consultare attentamente il meteo

Pianificare il giorno dell’escursione tenendo conto delle condizioni climatiche.
E’ necessario controllare le previsioni meteo prima di partire perché in montagna il tempo è molto variabile ed essere sorpresi da un acquazzone durante un’attività di trekking ad alta quota può essere davvero pericoloso.
Se c’è una buona percentuale di rischio di maltempo la scelta più responsabile è rimandare l’escursione.

Partire bene equipaggiati

Portatevi sempre uno zainetto con tutta l'attrezzatura che potrebbe tornarvi utile: una borraccia d'acqua; una bevanda a base di sali minerali; qualcosa da stuzzicare nel caso vi venga fame (pane e biscotti, ma niente zuccheri); cartine e indicazioni sul percorso che state affrontando; indumenti di scorta; kit del pronto soccorso (non si sa mai).
Fondamentale sia per comodità che per essere certi di completare il percorso in serenità è la scelta delle scarpe e delle calze: usate scarpe tecniche da trekking non troppo larghe (il piede deve poggiare bene sul terreno), ma neanche troppo strette per evitare la formazione di vesciche, che possono rovinare la vostra gita.
Vestitevi a strati perché in montagna il tempo cambia rapidamente, si passa dal caldo al freddo continuamente e portatevi sempre una giacca a vento nel caso di vento o pioggia improvvisa.

Partire in compagnia

Soprattutto se non siete esperti conoscitori del territorio partite sempre in compagnia.
Cercate sempre di andare almeno in due: in caso di incidente, anche di lieve entità, è sempre meglio avere qualcuno al proprio fianco.
Comunicare sempre l'itinerario scelto e l'orario presunto per il rientro.
In caso di escursioni ad alta quota sarebbe più opportuno essere accompagnati da guide esperte.

Portate un cellulare dotato di gps anche se spesso può non prendere.

Ragalna - Piano Vetore

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Versante Giro d'Italia

Versante arcigno e irregolare, è la salita più coperta di vegetazione di tutto il vulcano.

Parte dal versante sud-ovest, dal paese di Ragalna (ma per salire lì dalla Piana di Catania c’è comunque già da sudare e scalare 10 chilometri almeno) e sale in 14 chilometri sino al piazzale di Piano Vetore, ove è sita la Scuola di Sci di Fondo Nicolosi e soprattutto l’arrivo di tappa del Giro d’Italia 2018.

La pendenza media inganna: 7,5%. In verità questo è il versante più irregolare di tutti, ove continui saliscendi si intervallano a tratti decisamente ripidi.

Del dislivello totale di 808 metri infatti si fanno parte anche due tratti, brevi perché meno di 500 metri, di pianura-discesa: il primo al chilometro 6,6 il secondo al chilometro 8,5. Breve ristoro, come la quiete prima della tempesta, perché poi a quota 1.350 quando si supera il cancello della contrada Milia vi aspetta un muro al 20% di circa 1000 metri che vi farà aggrappare al manubrio con grande fermezza.

Usciti dalla contrada Milia si passa dentro ad un bosco di conifere profumatissimo, tra i versanti sud questo è il preferito nelle estati roventi perché quando poi esci fuori dalla vegetazione, sei già a quota 1.800 metri all’altezza del Rifugio Ariel e da quel punto in poi il caldo non potrà mai darti fastidio.

Ma soprattutto l’arrivo ti aspetta dopo un’ampia curva a sinistra e lì, uscendo dagli alberi, ti si schiuderà lo scenario maestoso del Vulcano che si erge imponente sopra il prato di Piano Vetore.

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Nicolosi - Rifugio Sapienza

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Versante Alberto Contador

Diciassette chilometri al 6% medio, con i suoi 1074 metri di dislivello è il versante più conosciuto, quello più transitato, quello della tappa del Giro d’Italia vinta da Alberto Contador nel maggio 2011.

 

Strada panoramica, asfalto liscio e ben curato, ricostruita di recente sopra la colata lavica del luglio-agosto 2001, proprio perché “giovane” è tenuta in ottime condizioni e scenograficamente molto accattivante. Muriccioli di pietra lavica la contengono per tutto il tragitto e nel corso di tutta la scalata, dal primo all’ultimo chilometro, pedalando hai la possibilità di vedere il tuo approdo: il Rifugio Sapienza appoggiato lì ai due terzi di montagna, nel versante sud spazzato dalla lava e quindi senza un filo di vegetazione.

 

Sali, scali e solchi un mare di magma, con il profumo di zolfo che ti accompagna pedalata dopo pedalata: è il versante dei catanesi, quello che collega più direttamente la città con la Montagna, quello che giù guarda il mare sul porto di Catania.

 

La salita inizia dura uscendo dal centro abitato di Nicolosi, non appena superata la rotonda del Palaghiaccio (a proposito: proprio alla rotonda si trova una fontana di acqua potabile che zampilla limpida tutto l’anno, ottima per riempire la borraccia) si sale al 7 per cento medio per circa due chilometri. Arrivati alla Pineta dei Monti Rossi che anticipa la cava di Nicolosi, la strada spiana per circa trecento metri e poi riprende a salire per circa due chilometri con pendenze tra il 4 e il 5 per cento.

 

E’ qui, siamo a quota 970 metri, che all’inizio di un lungo rettilineo cominci a vedere in tutta la sua maestosità la colata lavica, lunga più di dieci chilometri, che partendo da quota 2100, appena alle spalle del Rifugio Sapienza, mise in serio pericolo l’abitato di Nicolosi. Ecco: il versante Nicolosi-Sapienza solca proprio quella colata.

 

A quota mille cambia di nuovo la pendenza, perché i tornati che portano in poco meno che in due chilometri al ristorante Nuova Quercia superano per alcuni tratti il 10 per cento di pendenza, per poi finalmente spianare proprio davanti al ristorante. Se avete sete o fame approfittatene: perché poi da lì in su mancano ancora 10 chilometri di salita, quasi un’ora sotto il sole per un ciclista di medio livello e rimanere preda di una crisi di fame o disidratazione proprio a quel punto vi costringe poi a tornare indietro.

 

A questo punto, siamo a quota 1300 metri, la strada inizia una serie di tornanti ampi e curve panoramiche che mantengono sempre una pendenza costante sul 6 per cento e proprio al quinto tornante dopo il ristorante Nuova Quercia, quando sopra quota 1.450 metri l’aria si fa più fine e l’ossigeno comincia a scarseggiare Alberto Contador lanciò il suo micidiale attacco, che lo portò dopo 7,5 chilometri di azione travolgente al trionfo sul Piazzale Rifugio Sapienza. Gli ultimi 3 chilometri sono spesso sferzati da vento, che vista l’ubicazione dei tornanti, potrà essere a volte a favore e a volte contro, mai però così violento da impedirvi la scalata. L’Etna infatti è una montagna che attira venti, ma allo stesso tempo li smorza anche.

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Pedara - Rifugio Sapienza

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Versante Tom Doumoulin

Dislivello più severo del versante “cugino” e parallelo di Nicolosi (1.268 metri) ma da superare in appena 17,1 chilometri: questo è il versante più duro dell’Etna, con una pendenza media dell’7% e punte al 18%.

E’ questa la salita che ha visto protagonista il Giro d’Italia proprio nel Giro 2017 con la vittoria di Jan Polanc, un versante “strano” perché fortemente irregolare, con continui cambi di ritmo: pianure di 2-300 metri e muri al 18% subito dopo.

Qui si inizia uscendo dal basolato del paesino etneo, dalla bellissima Piazza don Diego Pappalardo che nel 2017 è stata sede della partenza della tappa Pedara-Messina e almeno in questo versante sud la prima parte si pedalerà sotto la vegetazione fitta di un bosco di castagni.

Tra quota 1.000 metri e quota 1.200 metri il tratto più duro, pendenze costanti sempre sopra al 10%, poi dopo una spianata di circa 350 metri ecco che attacca la seconda parte della salita, di nuovo fuori dalla vegetazione, con un dirizzone che vedi come una spada di Damocle davanti a te, tutto sopra al 10%.

Attenzione a questo settore, mai nome più appropriato di Salto del Cane poteva essere attribuito a questa salita: il fenomeno del randagismo in Sicilia è purtroppo diffuso, ma in questo bosco qui con i cani liberi e selvaggi si esagera. Se voi non avrete paura di loro, guardandoli dritti negli occhi e spaventandoli a vostro turno, non attaccano, non è mai successo. Altrimenti… scegliete un altro versante per conquistare la Montagna.

Da qui in poi si entra nella seconda parte della scalata, di nuovo dentro la colata lavica del 2001, il panorama si fa lunare e le pendenze finalmente costanti, sempre sull’8% ma senza più grandi impennate.

A quota 1.800 il versante Pedara si immette nell’ultimo chilometro del versante Zafferana e così i due versanti più arcigni condividono la fatica finale.

Quello di Salto del Cane è il versante meno transitato, asfalto in ottime condizioni, pochissime moto in scalata, poche auto: per chi cerca il piacere di pedalare in solitudine, è questa la scelta migliore.

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Zafferana - Rifugio Sapienza

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Versante Vincenzo Nibali

Asfalto ruvido, “alla francese”: versante bellissimo ma davvero ostico.

Strada scelta recentemente anche dalla Ferrari e dalla Mercedes per promuovere nuovi modelli delle proprie auto, questa strada panoramica guarda il mare di Taormina e scalarla all’alba, con il sole che sorge laggiù dietro all’Aspromonte calabrese, regala emozioni uniche.

Il problema è che copre 1.322 metri in 17,8 chilometri, praticamente la stessa lunghezza del versante Nicolosi ma con una pendenza media del 7%. E non è finita qui: perché il versante Zafferana, meno “moderno” rispetto a quello di Nicolosi, non disturbato o peggio distrutto da colate laviche da parecchio tempo, conserva una tipologia di asfalto più antico: grani grossi, tipo asfalto drenante, ottimo per la sicurezza stradale, ma la scorrevolezza si va a far benedire. E attenzione, l’insidia più grossa, è che lungo gli almeno 90 minuti di non trovate alcuna postazione di rifornimento, né un bar, né una fontana per riempire la borraccia, a meno che non si pedali in un giorno festivo quando, a Piano del Vescovo (quota 1.400 metri) trovate i venditori ambulanti di miele e allora un cucchiaino di nettare e una bottiglietta d’acqua non ve lo rifiuteranno: esperienza già provata personalmente.

Dovete sapere infatti che Zafferana è il paese del miele, si allevano api e si produce miele di innumerevoli qualità e varianti, ma attenzione appunto a non farvi sorprendere a metà salita a corto di acqua o cibo, perché la pena è quella di dover fare dietro-front.

Terminato il corso in basolato lavico di Zafferana, con una svolta secca a sinistra la strada comincia a salire subito sopra al 10%, con un rettilineo di ottocento metri fiancheggiato dall’anfiteatro zafferanese. Continuando a salire verso la vetta si transita nell’ordine davanti agli hotel Airone ed Emmaus, per poi lasciarsi alle spalle anche il poligono del tiro al piattello. A quel punto niente più traccia di insediamenti umani, sino in cima sarete solo voi e la vostra fatica.

Anche questo versante, come quello di Nicolosi, è completamente esente da vegetazione ed anche qui, esclusi i duecento metri di piana a quota mille nei pressi del tiro al piattello e gli altri cento metri di piana a quota 1.400 metri di Piano del Vescovo la salita non molla un attimo e sale tutta regolare senza strappi.

Vicini alla meta, sopra quota 1.800 metri, appena qualche pianta di conifere ai lati e soprattutto asfalto rovinato e ancor meno scorrevole di quello che trovate in basso. Poi infine quando intravvedete il cono del Cratere Silvestre potete tirare un sospiro di sollievo, ancora poco più di cinque minuti di scalata e planate nel Piazzale del Rifugio Sapienza che non vedrete mai sino allo scollina mento della salita.

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Fornazzo - Rifugio Citelli

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Versante Bartali e Coppi

 

In teoria siamo di fronte al versante più breve, 13,5 chilometri al 7% di pendenza media, ma vi è un piccolo particolare: l’inizio salita parte da quota 827 metri e il paese di Fornazzo non è certo appoggiato ad un altipiano. Quindi tutto vero che la salita “ufficiale” misura 13,5 chilometri ma a meno che non scendiate la bici dalla macchina proprio ai piedi della salita, per arrivare lì dovrete aver già coperto dell’altro dislivello, importante dislivello.

 

E’ questa una delle salite più gettonate dai ciclisti professionisti che periodicamente vengono ad allenarsi sull’Etna perché ha una pendenza regolare, perché al mattino è sempre illuminata dal sole e riscaldata dal suo tepore e ai suoi piedi vi è un lungo falsopiano che permette di effettuare i giusti recuperi prima della ripetuta successiva salendo di nuovo verso il Rifugio Citelli.

Famosa anche più della salita è la fontana di acqua fresca che si trova alla sua base, meta anche di cittadini delle contrade vicine che la usano per riempire le proprie ampolle da riportare a casa, un rifornimento di freschezza è d’obbligo ai piedi della salita.

 

Il primo chilometro è abbastanza severo, sale sempre sopra all’8%, mentre quando sì è già fuori dall’abitato di Fornazzo la salita prende una pendenza costante, addolcita solo a metà da un tratto di falsopiano al 2% di circa 2-300 metri. A quel punto la strada si infila nella fitta vegetazione di castagni e sbuca a quota 1.607 metri nella famosa colata lavica del 2002 che collega questo versante con l’ascesa di Linguaglossa-Piano Provenzana.

 

A quel punto svolta a sinistra al bivio per il Rifugio Citelli, perla di muratura in pietra lavica incastonato nello scenario dei Crateri Sartorius. Salire al Citelli costerà ancora 1,7 km di salita all’8,5% medio di pendenza, su in cima la strada termina ma il panorama che si apre dal terrazzo del rifugio vi ripagherà della fatica ulteriore.

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Linguaglossa – Piano Provenzana

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Versante #salvaciclisti

Ancora un versante HC Hors Categorie, il versante più a nord quello del tratto Linguaglossa sino a Piano Provenzana ed anche il più lungo: 18 chilometri tutti tra il 6 ed il 7% medio e 1168 metri di dislivello ma con un finale di 3 chilometri tutti sopra al 10%. Il versante nord del Vulcano è una salita per scalatori veri, quella che più di tutte assomiglia per vegetazione e tornanti alle salite alpine. E’ questo il versante che scalò il Giro 2011 come primo assalto al vulcano, prima di ridiscendere a sud ed inerpicarsi di nuovo per l’arrivo di tappa al piazzale del Rifugio Sapienza.

Lasciato l’abitato di Linguaglossa, prima un lungo rettilineo al 5% poi le prime rampe sono caratterizzate da pendenze dolci e tornanti ampi, immerse in una natura lussureggiante e profumata dei fiori di ginestra che caratterizzano la quota mille del versante nord del vulcano.

Poi man mano che la strada sale il panorama viene avvolto da boschi di conifere, larici, abeti e pini la fanno da padrone sino ad arrivare al chilometro 10 sotto l’ombra della pineta Ragabo.

Qui il ristoro è assicurato non solo dall’ombra ma soprattutto dai due rifugi Brunek e Ragabo che l’uno di fronte all’altro nei propri pergolati all’aperto, vista strada, accolgono sempre frotte di motociclisti e ciclisti. Motociclisti croce e delizia di questo versante, quello scelto dai centauri della Sicilia Orientale per le oro sfide impossibili: percorrerlo di domenica mattina non è mai troppo raccomandabile, purtroppo, proprio per via del continuo andirivieni di moto che ne sfiorano i cordoli della strada e fanno la barba ai parapetti: è questa la ragione che ci ha portato a identificarla come la salita #salvaciclisti, perché qui ancor di più richiediamo attenzione.

Struttura lignea a mo’ di baita, una sosta presso il bar di Michele (personaggio-gestore del Brunek) diventa uno dei maggiori piaceri della scalata: panini fatti al momento con prosciutto e pane fresco saranno l’ultimo rinforzo prima delle arcigne pendenze finali, immersi in un panorama alpestre, fuori dal contesto lavico che vi aspetterà poco sopra, il Rifugio Brunek è anche una posta di ristoro per i cavalli protagonisti della montagna nel tragitto delle escursioni a cavallo sui sentieri della pineta Ragabo.

Superati i due rifugi il chilometro 14 e 15 spianano decisamente per poi presentarsi di fronte allo scenario mozzafiato della colata del 2002 frutto della “eruzione perfetta” che nell’ottobre di quell’anno ridisegnò in maniera decisa i contorni della stazione sciistica di Piano Provenzana. La strada a quel punto comincia infatti a salire su pendenze quasi sempre sopra al 10% inerpicandosi proprio in mezzo ai basalti raffreddati della colata che porta in tre chilometri dritti dritti all’approdo di quota 1.805 nel piazzale di Piano Provenzana, stazione sciistica più frequentata del comprensorio Etna.

 
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Rifugio Sapienza

Piazzale Rifugio Sapienza, Nicolosi CT 95030
Tel: 095 915321 P.iva 03724290873
Coordinate geografiche :
Latitudine: 37.700537 Longitudine: 14.998385

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